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A chi gliene potrà mai sficchiare dei fatti privati di un autore?

L’epoca contraddistinta dall’avvento di internet, segnatamente l’epoca dei social, ha stravolto, di conserva con il resto degli aspetti della vita pubblica, anche il mondo editoriale. Più nello specifico, il rapporto tra un autore e i suoi lettori (o, perlomeno, quelli che egli auspica tali, anche solo in un remoto futuro).

Se fino a pochissimi decenni fa di uno scrittore si sapeva poco o niente, attualmente lo si può seguire quasi minuto per minuto nel suo trantran quotidiano. Come cambia, in questo, il rapporto tra chi scrive e chi legge? Tra chi si mostra e chi sbircia, se l’esibizionista è appunto un letterato?

Un tempo di chi aveva scritto un libro si sapeva pochissimo, quasi nulla, a parte le tre righe di noterelle biografiche in fondo al volume. Nessuno riteneva fosse importante sapere più di questo. Bastava e avanzava. Era il libro a parlare, a chi importava dei dettagli anagrafici di chi lo aveva confezionato? Per i curiosoni c’erano sporadiche interviste rilasciate alle pagine culturali di qualche periodico. Se invece si voleva sapere tutto del proprio autore preferito, toccava attendere che trapassasse e che qualcuno si assumesse il compito di biografarlo.

Per quanto riguarda scrittori vissuti in anni ancora più risalenti nel tempo poi, si hanno solo notiziole lacunose, spesso ammantate di leggenda. Omero era cieco? Era schiavo? Era nato a Chio? Saperlo o meno cosa cambia per godersi i versi dell’Iliade e dell’Odissea?

Oggi è tutto cambiato. Per ragioni di marketing. Ovviamente. A cui va sommata una buona dose di ego ipertrofico di cui, per la verità, gli scrittori non hanno mai difettato.

Instagram, Facebook, X, TikTok sovrabbondano di profili di allegri pennivendoli che ci tengono assai assai a farci sapere cosa pensano di qualsiasi evento storico o contingente (e questo, da un certo punto di vista, ancora rientra nel loro ramo), ma più ancora dove vanno in vacanza, come si vestono, che drink stanno sorbendo, quali sono gli scorci più caratteristici dei luoghi in cui vivono, e via postando.

Se lo fanno si presume che qualche riscontro ce l’abbiano pure. Sinceramente però non riusciamo a comprendere come tutti i fatterelli di una vita mediocre, quale, tutto sommato, è sempre, o quasi sempre, quella di un uomo di lettere possano muovere il vostro interesse.

Che ci trovate di bello nel seguire il vostro beniamino mentre si prepara l’Ovomaltina o quando condivide le foto in bermuda con la spiaggia dietro?

Anche perché, su quello stesso campo di gioco, viene facilmente stracciato da influencer, sportivi o attori in grado di ostentare le loro costose paccottiglie innescando invidia e venerazione altrui.

Uno scrittore è i suoi libri. Quello che ha da comunicare al mondo lo fa attraverso di essi. Capiamo una pagina social che sia una vetrina delle sue pubblicazioni, non già di come campa la vita. Anche perché alle passioni e alle angosce interiori da cui sortiscono capolavori, bestseller, ma anche libelli niente di che, quasi mai si associano imprese mirabolanti nella vita pratica.

Hemingway, che era Hemingway, e che ebbe davvero  una storia personale fitta di episodi rimarchevoli, ha sempre avuto il ritegno di non fare mai del facile autobiografismo, preferendo attribuire le esperienze più significative da lui vissute a qualche personaggio di finzione.

Ha inventato cocktail nei bar di mezzo mondo, si è fatto delle sveltine in ogni posto in cui sia stato, eppure tutto questo non ci è mai stato riportato da lui in prima persona.

Assistere allo spettacolo, delle volte fin penoso, di qualche giallista o thrillerista magari (i più propensi a queste genere di propaganda a basso prezzo) che ammicca, fa il simpatico o, ancora peggio, tenta pure di filosofeggiare quante vendite muove?

Ai follower di questi scrittori che tanto amano prodigare i trascurabilissimi c*zzi loro a chiunque intenda connettersi al loro network ci viene spontaneo domandare: chi ve lo fa fare? vi sembra di riuscire, in questo modo, a umanizzare un vostro mito personale? è per capire cosa si celi dietro al talento? è il puro piacere di ficcanasare nelle giornate di un intellettuale per vedere fino a che punto riesce a liberarsi di ogni senso del ridicolo?

Commentate, se vi va. La cosa ci incuriosisce.

 

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