C’è una cosa da dire circa le fornicazioni compulsive di Mister Okay: non agisce mai “a vuoto”. Tutte le volte che si avventa su una rappresentante del gentil sesso sembra farlo con uno scopo preciso. La sua non è mai pura e semplice refezione fisica. Se si accoppia lo fa per riprodursi.
C’è da credere che, tra le tante sue prerogative, ci sia anche quella di poter subodorare i soggetti femminili in piena ovulazione.
Attenzione però: qui non si sottintende alcun genere di violenza o di abuso. Tutt’al più, per esprimerci con il diritto romano, si può al massimo parlare di vis grata puellae.
Malgrado i modi bruschi, non una gli si è negata. Mai!
Di solito va così: MO viene imprevedibilmente attratto da una tizia qualsiasi, non si sa se circuito dagli estrogeni che quella rilascia nell’aria, come un randagio in calore, o dalle sue armoniche fattezze, come un ispirato stilnovista. La punta con inequivocabile brama. La fenomenologia si ripete uguale a se stessa. Una vena pulsante gli affiora sulla tempia. Gli occhi prendono a sfolgorare di una viva luce rossa. La concupita di solito se ne accorge, è come se una vampata improvvisa la assalisse, facendola friggere a fior di pelle dalla radice dei capelli alla punta degli alluci (quasi tutte escono da tale esperienza come abbronzate, se ariano-caucasiche perlomeno. Un’abbronzatura integrale. Una tintarella da completamento tessera di un solarium ben attrezzato). Fa appena in tempo ad accorgersene, per dirla tutta, perché, entro una ventina di secondi al massimo, MO l’ha fatta sua: le zompa addosso senza troppi preamboli, la acchiappa, la reca in qualche angolino confortevole, la possiede e, a conclusione della sveltina, la riconsegna laddove l’aveva precedentemente prelevata, disinteressandosene per il resto della di lei vita. I metodi d’approccio sono tra i più disparati: la artiglia volando giù dal cielo, la solleva di forza correndole addosso, la attira sottoterra spuntandole da sotto i piedi attraverso una voragine provocata da un movimento cardanico, eccetera eccetera.
Tutto questo lontano da occhi indiscreti il più delle volte, anche se… non sempre va così.
Può capitare di tanto in tanto che la passione sia più forte delle convenzioni sociali.
Mi ero fermato al Video Monkey prendendo quella coincidenza come una sorta di “sincronicità junghiana”. Sembrava che qualcuno l’avesse fatto apposta a farmi inchiodare proprio lì, ad appena un quarto di miglio, in linea d’aria, da quel prezioso ricettacolo di cineanticaglie. Ero certo che in luoghi così l’abolitio memoriae (in alcuni casi damnatio) che molti filmati d’epoca invisi a MO avevano subito non avesse avuto corso. Il posto era talmente dismesso e tanto scarsamente frequentato che doveva essere sfuggito all’occhio vigile del Nostro. Un porto franco, insomma. In effetti non mi sbagliavo. Feci incetta di alcuni logori dvd e blue-ray, presi a manate da una gerla in vimini, con un cartello attaccatoci sopra con il nastro adesivo, che indicava: “Okay-folies”.
Da quel che annunciavano le copertine, si trattava perlopiù di frammenti vecchi quanto il cucco, tutti riguardanti l’oggetto delle mie ricerche, all’epoca sforbiciati via dalle immagini ufficiali perché poco confacenti al personaggio ivi immortalato.
Uscendo salutai il bonobo, lasciandogli quattro Bitbucks di mancia: «Fattici un frullato alla banana alla mia salute!». Lui mi ringraziò urlacchiando e grattandosi la testa da poco spulciata. «Mi raccomando però, quando lo correggi non esagerare con la vodka… ti conosco!» aggiunsi, già mezzo fuori dalla porta, mimando il gesto dello sparo con indice e pollice. Il bonobo mi rispose spiritosamente, crollando a terra come se fosse stato realmente attinto dall’ogiva fantasma.
Rientrato nel mio tugurio, corsi a visionare i recenti acquisti su un lettore preso ai mercatini dell’antiquariato. Sopra si riesce ancora a leggere Sony. Chissà che significa nella lingua morta in cui fu scritto.
Proprio come mumblemumblavo. Tutta roba censurata. Magari da qualche bacchettone più realista del re. Anche materiale piuttosto innocente. Il primo che mi capita fra le mani ha una di quelle etichette con le lettere a rilievo: “Mister Okay bloopers best fails”. Ci si vede MO che, un po’ sull’alticcio, scaglia in aria il Washington Monument, scambiandolo per un giavellotto, o che, per pura distrazione, salutando un primo ministro del vecchio ordinamento, non dosa la propria forza e gli spappola letteralmente una mano.
Poi ci sono spezzoni anche più compromettenti, come quando, stavolta intenzionalmente, incatenò il folle genocida Sal Wins al centro della piazza principale del suo regno, ricoperto di ketchup e senape, per lasciare che venisse sbranato da un branco di bigfoot affamati. Immagini vecchiotte, riprese durante il grande repulisti che anticipò gli anni del beniamino sorridente e festoso. Anni oscuri, in cui MO si era impegnato a estirpare con tutte le proprie forze il male che si annidava nei centri di potere internazionale, per preparare il terreno ai decenni di pace e prosperità che avremmo vissuto.
Un interesse morboso, voyeuristico è quello che mi spinge a proseguire la visione degli inediti: già so infatti che roba tanto scottante non potrò menzionarla nemmeno con tutto un lungo giro di parole in quel che mi predispongo a scrivere.
Dopo un po’ arrivo a ciò che più mi alluzza: gli intemperanti raptus sessuali di MO che qualche obiettivo è riuscito fortuitamente a cogliere nel corso del tempo. È tutto messo su un’antica chiavetta usb. La apro sul portatile. La cartella dentro la chiavetta porta il succinto titolo “OKidnapping”.
Ecco alcuni dei contenuti:
– Concorso di bellezza non meglio identificato. La Miss vincitrice al pizzo della passerella viene insignita di scettro e diadema sotto una pioggia di coriandoli, è emozionata, ringrazia la mamma, ringrazia il pubblico, ma proprio mentre il presidente di giuria le sta infilando la fascia, un movimento repentino disturba l’immagine: è MO che, sfondando le scenografie di cartapesta, si avvinghia alla neo-Miss schioccandole un bacio prolungatissimo. Lei gli si scioglie tra le braccia come un cioccolatino appoggiato su un termosifone. I due escono di scena ancora incollati l’uno all’altra, camminando di lato, come una coppia di granchi.
– Programma Apollo #48. Destinazione per scopi colonialistici: sistema solare di Teegarden. Ho riconosciuto la missione specifica a colpo d’occhio, dal logo sopra la copertura esterna del razzo: una palla di pelle di pollo. Ricordo quel programma spaziale soprattutto per la stucchevole propaganda tambureggiata per mesi intorno all’avvenenza della giovane astronauta: il Maggiore Laika Farthingale. Anche MO doveva averla notata… Si vede il classico lancio della navicella spaziale, le staffe che si rompono, il razzo che si innalza oltre l’esosfera. Il razzo in orbita. Riprese all’interno della cabina di pilotaggio. Gli astronauti che si scambiano le prime impressioni. Poi, tutto di colpo, una strana vibrazione si trasmette a tutto il veicolo. Subito a seguire, ecco MO far capolino dal vetro che sigilla la cabina di pilotaggio. Fa segni espliciti al Maggiore Farthingale, che non pare disdegnare. MO, sempre più arrazzato, spacca il parabrezza con una gomitata, acciuffa Laika e la porta via con sé, avvolgendola nel proprio mantello, mentre i colleghi si disperdono nello spazio oscuro come anacardi scivolati fuori dal piattino. Ecco come andò in effetti la cosa! Le fonti ufficiali della PASA1 parlarono di un’avaria improvvisa dovuta a un difetto di pressurizzazione.
– Piazza Jemaa el Fna, Marrakech, festeggiamenti per il Grande Genetliaco, intorno al 20-25 Okay On a giudicare dalla tuta di MO, che allora tendeva ancora alla monocromia. La gente in visibilio. Guardano tutti in alto. Sta per arrivare il festeggiato. MO atterra tra la folla, ma invece di godere dell’accoglienza delle autorità locali, si fa spazio tra le migliaia di persone presenti, prende per mano una ragazza qualsiasi, una delle tante. Dopo pochi passi, la solleva e la tiene in braccio, come un neo-sposino che svergini la porta di casa con la consorte fresca fresca tra le braccia, o come il Mostro della Laguna Nera con la sua scream-queen personale accovacciata tra le squamose zampe anteriori. MO avanza verso la telecamera. Sparisce dall’inquadratura. Si nota una luce vogliosa nel suo sguardo scintillante.
1Pannational Aeronautics and Space Administration
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